Gino

martedì, 03 luglio 2007

Attuazione della legge 40: una lettura ideologica dei dati

Commenti alla relazione al Parlamento del Ministro della Salute

Questo lunedì il Ministro della Salute Livia Turco ha inoltrato ai Presidenti del Senato Franco Marini e della Camera Fausto Bertinotti la relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40/2004 che regolamenta la procreazione medicalmente assistita (Pma).

Dai dati emerge un aumento nel numero dei centri per la procreazione assistita, così come dei trattamenti e delle donne che vi si sottopongono, e una diminuzione in percentuale dell'efficacia dei trattamenti stessi.

Nel 2005, le pazienti trattate sono state 27.254, contro le 17.125 del 2003, le percentuali di gravidanze sono passate dal 24,8% del 2003 al 21,2% del 2005, con una riduzione di 3,6 punti percentuali.

Ciononostante le donne che hanno fatto ricorso alla fecondazione in vitro (FIV) sono passate da 17.000 a 27.000; la FIV ha prodotto 6.200 gravidanze nel 2005 contro le 4.800 nel 2003.

[Ma una delle critiche più ripetute alla legge 40 non era che avrebbe reso impossibile o più difficile il ricorso a queste tecniche? Non doveva crescere il mitico "turismo procreativo"?
Abbiamo invece un notevole incremento delle donne che hanno fatto ricorso alla FIV, e del numero di gravidanze a fronte di una loro esigua riduzione in percentuale, ma le cui ragioni sono chiarite da quanto si legge più avanti.]

La relazione è frutto del censimento effettuato in 169 centri (contro i 120 del 2003), dai quali risultano 6.235 gravidanze nel 2005 contro le 4.807 del 2003, con una media per centro del 36,9% a fronte del 40,1% del 2003.

Secondo il Ministro della Salute questi dati si tradurrebbero in “una perdita ipotetica di 1.041 gravidanze”.

["Perdita ipotetica"? Scusate, ma - tralasciando il fatto non secondario che le nascite in termini assoluti sono aumentate e titolare "Culle vuote", come ha fatto qualche giornale, è paradossale - a me queste sembrano statistiche all'amatriciana, un po' troppo stile "fai da te". Il confronto sulle percentuali andrebbe fatto con riferimento agli stessi centri, per vedere cosa cambia a distanza di anni e con la nuova normativa. Introducendo 49 nuovi centri, di cui non si sa se esistevano nel 2003, e in caso affermativo quali risultati ottenevano, la statistica ha un valore molto approssimativo.
Se poi leggiamo con attenzione la relazione tecnica completa prodotta dal Ministero, scopriarmo che "In generale la percentuale di gravidanze perse al follow-up è pari al 41,3%."
Ovvero, di quasi la metà delle gravidanze ottenute, i centri non hanno saputo o potuto trasmettere alcuna informazione sugli esiti finali. Ma allora: a che serve fare statistiche su dati largamente incompleti? Queste non sono informazioni statistiche, ma pura propaganda.
Non a caso il ministro Turco non ha citato le conclusioni dei più onesti tecnici del suo stesso ministero:
"La perdita di informazione sugli esiti delle gravidanze ottenute risultata molto elevata. Questa perdita di informazione limita la validità delle risposte che il Registro Nazionale può offrire in termini di sicurezza ed efficacia delle tecniche di fecondazione assistita applicate. E’ ovvio quindi che l’attenzione e l’impegno dovranno essere rivolti, nel prossimo futuro, alla riduzione della perdita di informazione relativa agli esiti delle gravidanze."
]

Dal canto suo, invece, Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita (MpV), in una intervista a ZENIT ha affermato che “la relazione sull’attuazione delle legge 40 costituisce un brutto esempio di come si possa piegare la realtà alle esigenze dell’ideologia”.

“Chi ha redatto quella relazione – ha spiegato il Presidente del MpV – sa bene che per effetto della legge 40 un numero minore di embrioni viene sacrificato perché il principio fondamentale introdotto dalla legge è che anche l’embrione umano è un essere umano e che ogni essere umano ha diritto alla vita. Di conseguenza l’interesse degli adulti ad avere un figlio è secondario rispetto al diritto del figlio”.

“Il criterio corretto per effettuare un confronto tra la pratica della Fivet (fecondazione in vitro con embrio-transfert, ndr) prima e dopo la legge 40 dovrebbe essere allora il confronto tra le percentuali di bambini nati rispetto a quelli generati artificialmente nel 2003 e nel 2005”.

“Questo dato viene invece accuratamente ignorato – ha sottolineato casini – per dimostrare che la legge non ha funzionato e che meglio sarebbe tornare a provetta selvaggia. Si arriva così a fare i calcoli non sugli embrioni formati, ma sui prelievi”.

“E’ evidente che se con un solo prelievo dal corpo di una donna vengono estratti molti ovociti e tutti vengono fecondati è possibile effettuare una pluralità di trasferimenti in utero, mentre alla formazione di un massimo di tre embrioni può seguire un solo trasferimento – ha chiarito –. Il confronto andava fatto però non sui prelievi ma sui trasferimenti”.

Il Presidente del MpV ha quindi precisato che “è di tutta evidenza che la limitazione ad un massimo di tre embrioni da trasferire in utero difende i figli in misura ben più consistente di quanto avvenisse prima. Ma dimostrammo a suo tempo e potremmo dimostrare ancora in qualunque momento che con la legge anche la salute delle donne è meglio protetta e che quindi la legge 40 protegge i figli, ma anche le madri”.

“Ma non è finita – ha continuato Casini –. La relazione confronta i dati dei pochi centri che, nel 2003 (quando non esisteva il registro poi introdotto dalla legge) volontariamente fornivano alle Istituzioni europee (Registro Esrhe) e quelli di tutti i centri oggi iscritti nel Registro. I primi erano quelli storici, più efficienti e con maggiore esperienza accumulata, i secondi sono molto più numerosi, in maggioranza nuovi, con esperienza limitata e quindi necessariamente meno efficienti”.

[Ah, ecco...]

Il Presidente del MpV ha concluso affermando che “tutto va bene pur di confondere le carte in una relazione” e che comunque “richiederà più accurate analisi e contestazioni”.

Sempre in merito alla relazione del Ministro della Salute, l’Associazione “Scienza & Vita” ha rivolto un invito alla prudenza, affermando che sulle cifre della pma “certe conclusioni sono davvero affrettate”.

Scienza & Vita ha sottolineato che “non è possibile interpretare dati accorpati e non analizzabili individualmente. E suggerisce a quanti in queste ore servendosi dei dati forniti dal ministro, si affrettano a parlare di fallimento della legge 40, di non forzare in sede interpretativa le cifre fornite”.

Infine l’Associazione ha ribadito gli straordinari meriti della legge 40: l’aver messo un freno in Italia al Far West procreativo, l’aver bloccato la produzione di embrioni soprannumerari destinati al congelamento e alla distruzione.

In quest’ottica, ha quindi espresso l'augurio per una più convinta difesa della legge 40, anche da parte del Ministro della Salute, al di fuori di ogni deriva ideologica.
[Zenit]


scritto da: Faramir alle ore 15:24 | link |
categorie: bioetica, maternitĂ , fecondazione

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